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L’Impero del Male Benvenuti nel Grande Labirinto del Consumo, dove il disorientamento non è un effetto collaterale ma il principio guida del marketing. L’Ipercoop di Arezzo – ma potremmo dire il “sistema Ipercoop” nel suo insieme – è la perfetta incarnazione del caos organizzato, un parco a tema della confusione dove ogni scaffale sembra pensato per farti smarrire il senso dell’orientamento, del tempo e soprattutto del prezzo. Nulla è dove dovrebbe essere: i cartellini si mimetizzano come animali del deserto, mai chiari, mai coerenti. A volte sopra, a volte sotto, spesso da un’altra parte. Il risultato? Non sai mai quanto stai spendendo, ma il sistema sì — eccome se lo sa. Il reparto frutta e verdura è un piccolo inferno dantesco: cassette accatastate, offerte che non coincidono con ciò che c’è nel carrello, e un senso di calca permanente. Ogni tanto compare un cartello con una freccia, ma conduce solo a un altro labirinto. Periodicamente, poi, cambiano tutto. Reparti spostati, scaffali ribaltati, percorsi alterati: un colpo di stato interno continuo per impedire al cliente di sviluppare una qualsiasi forma di orientamento o memoria spaziale. Uscirne senza mal di testa è già un successo. In sintesi: un’esperienza sensoriale disturbante, un labirinto di Minosse dove il consumatore è il Minotauro — solo, confuso e armato di carrello. Se cercate un luogo dove non trovare quello che cercate, ma uscirne comunque più leggeri (nel portafoglio e nel morale), benvenuti all’Impero del Male.